La Consapevolezza

Non gettare sugli altri la tua responsabilità; è questo che ti mantiene infelice. Assumiti la piena responsabilità. Ricorda sempre: “Io sono responsabile della mia vita. Nessun altro è responsabile; pertanto, se sono infelice, devo scrutare nella mia consapevolezza: qualcosa in me non va, ecco perché creo infelicità tutt’intorno a me”. Osho

Oggi spesso sentiamo parlare di consapevolezza. Questo termine viene utilizzato ad ampio spettro in ogni disciplina concernente lo sviluppo intimo della persona. Termini come “Fioritura della coscienza”, “Risveglio spirituale” o “Accesso al potere personale” sembrano avere qualcosa in comune: la capacità umana di prendere in mano la propria esistenza, riconoscendola in quanto tale. Un capolavoro governato da leggi naturali, spesso non imbrigliabili dai processi razionali, meccanicistici.

Con-sapere, prendere coscienza. Ma prendere coscienza di cosa in particolare? E soprattutto come mai è cosi rilevante ai fini del nostro benessere, del nostro risveglio alla vita? Se guardassimo un bambino giocare sembrerebbe così privo di pensieri, immerso nel Flusso delle cose. Il più delle volte caotico nell’immaginare e nell’agire, ma così tremendamente felice. Si, felice. E sapete qual’è l’unico reale nutrimento per quell’Essere? L’amore incondizionato, quello a cui tutti aneliamo nel profondo. Tu pensi di amare davvero? Già, probabilmente lo pensi. Quindi sei felice ora. Giusto?

Il bambino che eravamo esiste ancora, è vivo. Rattrista e piange quando non sente comprensione, impreca voracemente se non ottiene ciò che vuole, o il traffico, le file in banca e alla posta risultano interminabili. Diventa irascibile e collerico nel momento in cui qualcuno o qualcosa lo ferisce. Una storia finita male, o peggio: una vita trascorsa senza essere ascoltato. Ve ne siete mai accorti? Quel bimbo da un momento all’altro ha smesso di giocare. E la vita è un gioco. Esattamente: un gioco armoniosamente caotico, in cui la regola è meravigliarsi. Troppo impegnate a correre, le persone dimenticano il manuale di questo gioco. Eppure le regole sono impresse a fuoco dentro di loro. Preferiscono ostinarsi, non fermarsi un attimo per ritrovarle, anzi, lasciano che sprofondino nell’abisso delle ferite, delle convinzioni meccaniche e limitanti. La realtà viene quindi distorta, osservata da una singola angolazione: quella più comoda, anche se di comodo non v’è niente.

Consapevolezza è accorgersi letteralmente di tutto questo, per poi ricominciare attivamente a vivere. Spesso si parla di resa. Già, perché tornare a Sé richiede sforzo, richiede umiltà, compassione e capacità di amare senza un fine. D’altra parte, non sono questi i requisiti basilari per un buon genitore? Allora impariamo ad essere genitori di noi stessi, responsabilmente, prima di ogni cosa. Ci accorgeremo che la felicità non è poi così utopica.

Nessun albero può crescere fino al paradiso se le sue radici non scendono fino all’inferno” C.G. Jung