Il ruolo della Presenza

“Nel momento in cui inizi a osservare la parte di te che pensa, si attiva un livello superiore di consapevolezza. Allora comprendi che esiste un vasto regno di intelligenza oltre il pensiero…Comprendi anche che le cose che contano davvero (la bellezza, l’amore, la creatività, la gioia, la pace interiore) sorgono al di là della mente. E inizi a risvegliarti.” Eckhart Tolle

Restare ancorati nel Qui ed Ora sembrerebbe il vero mezzo per godere d’aria abbondante e fresca, pur avendo la sensazione di soffocare. Quel tono asfissiante puoi rapportarlo a quanto, proprio Adesso, sta sfuggendo al tuo controllo. Accade in forma di immagini, suoni, emozioni torve che contribuiscono a generare una patina fra te e la Vita. Se ti senti dentro una bolla, incapace di venir fuori da quel circolo vizioso, i processi mentali stanno probabilmente avendo la meglio sulla tua volontà di “Essere Creatore”.

Ma cos’è la mente? Come può determinare tanta sofferenza e soprattutto, perché in molte tradizioni spiritualistiche si parla di trascenderla? La parola stessa raggruppa alcune delle funzioni superiori del nostro cervello, come ad esempio quelle cognitive. Pensare è un privilegio evolutivo, uno strumento concesso agli esseri umani. Esatto, non un mezzo di identificazione, ma uno strumento che secondo recenti studi può addirittura modulare alcuni aspetti della nostra vita emotiva. E’ possibile grazie a connessioni neurali tra specifiche aree del sistema limbico, molto antico, deputato al controllo delle risposte emotive e la corteccia prefrontale, di origine più recente. Quest’ultima risulta implicata nel coordinamento esecutivo delle informazioni sensoriali e percettive, nella regolazione dei processi cognitivi e mnemonici a breve termine, nella concentrazione e autocontrollo.

Tale area del cervello è fondamentale. Coordina in maniera straordinaria il flusso di informazioni che riceviamo, come stimoli di natura visiva, olfattiva, uditiva, cinestesica (quotidianità, traffico, litigi, momenti, emozioni, lavoro, etc.), precedentemente elaborati in altre aree corticali. Allo stesso tempo determina le nostre risposte, tradotte in: pensieri, abitudini, schemi di comportamento e interazione sociale, atteggiamenti, obiettivi. Su quale base stabilisce la nostra risposta? Secondo il criterio rischio/beneficio, quello che in natura governa la sopravvivenza.

Per farla breve, dai lobi prefrontali risulta una programmazione esecutiva della nostra vita, unica e irripetibile. Ma allora, dov’è l’intoppo, qual’è il fattore incriminato di inasprire l’esistenza? Semplice: non tutto quello che programmiamo è farina del nostro sacco. O meglio, non deriva dal nostro centro essenziale, dal nostro cuore, dalla nostra anima. E’ il frutto di esperienze circostanziali, che in qualche modo hanno lasciato il segno.

Il fatto determinate è: più ripetiamo certi tipi di atteggiamento, comportamento, linguaggio, credenza, abitudine verso la vita, più il nostro centro di programmazione esecutiva applica il principio economico, tipico di un organo potente, ma pigro: l’automazione inconscia. A questo punto il dado è tratto, quello che un tempo abbiamo seminato determina il raccolto. Il rumore del passato, distorce il dolce suono del presente e lo fa in particolare quando siamo distratti.

Hai presente quel chiacchiericcio di sottofondo, spesso dai toni ossessivi, che riguarda principalmente i tuoi problemi? Bene, è questo di cui parlo e avviene perché non si è focalizzati. Il cervello va letteralmente in stand-by.

La cosa affascinante tuttavia, è che nei distretti prefrontali può esserci il veleno, ma anche l’antidoto: il muscolo della concentrazione, il germe della presenza, il fiume della consapevolezza. Ebbene alcune delle aree prefrontali coinvolte nel vagare della mente, sono le stesse che permettono di accorgerci della nostra distrazione, facendocene prendere coscienza e mettendoci in condizione volontaria di focalizzarci su altro. La volontà, lo sforzo cosciente sono la chiave per trascendere la mente stessa.

Tutto ciò vuol dire speranza, perché lavorare sul focus migliora l’attenzione sensoriale, riducendo drasticamente il chiacchiericcio fastidioso nella testa. Significa immergersi totalmente nell’esperienza della vita, senza bisogno di interpretare, di giudicare. Ecco quindi l’incipit, l’apertura verso il nuovo. Il silenzio crea spazio da cui attingere.

Si apre il grande dilemma della vita: l’essere umano viene concepito con il dono del libero arbitrio. Può scegliere l’inferno o compiere il primo passo in direzione paradiso, Qui ed Ora.

Ricorda una cosa fondamentale: se non elimini gli schemi mentali, se non ti de-strutturi, se non annulli il tuo condizionamento e ti de-condizioni, non conoscerai la realtà, ma solo interpretazioni. Quelle interpretazioni sono frutto della tua mente” – Osho.

La Consapevolezza

Non gettare sugli altri la tua responsabilità; è questo che ti mantiene infelice. Assumiti la piena responsabilità. Ricorda sempre: “Io sono responsabile della mia vita. Nessun altro è responsabile; pertanto, se sono infelice, devo scrutare nella mia consapevolezza: qualcosa in me non va, ecco perché creo infelicità tutt’intorno a me”. Osho

Oggi spesso sentiamo parlare di consapevolezza. Questo termine viene utilizzato ad ampio spettro in ogni disciplina concernente lo sviluppo intimo della persona. Termini come “Fioritura della coscienza”, “Risveglio spirituale” o “Accesso al potere personale” sembrano avere qualcosa in comune: la capacità umana di prendere in mano la propria esistenza, riconoscendola in quanto tale. Un capolavoro governato da leggi naturali, spesso non imbrigliabili dai processi razionali, meccanicistici.

Con-sapere, prendere coscienza. Ma prendere coscienza di cosa in particolare? E soprattutto come mai è cosi rilevante ai fini del nostro benessere, del nostro risveglio alla vita? Se guardassimo un bambino giocare sembrerebbe così privo di pensieri, immerso nel Flusso delle cose. Il più delle volte caotico nell’immaginare e nell’agire, ma così tremendamente felice. Si, felice. E sapete qual’è l’unico reale nutrimento per quell’Essere? L’amore incondizionato, quello a cui tutti aneliamo nel profondo. Tu pensi di amare davvero? Già, probabilmente lo pensi. Quindi sei felice ora. Giusto?

Il bambino che eravamo esiste ancora, è vivo. Rattrista e piange quando non sente comprensione, impreca voracemente se non ottiene ciò che vuole, o il traffico, le file in banca e alla posta risultano interminabili. Diventa irascibile e collerico nel momento in cui qualcuno o qualcosa lo ferisce. Una storia finita male, o peggio: una vita trascorsa senza essere ascoltato. Ve ne siete mai accorti? Quel bimbo da un momento all’altro ha smesso di giocare. E la vita è un gioco. Esattamente: un gioco armoniosamente caotico, in cui la regola è meravigliarsi. Troppo impegnate a correre, le persone dimenticano il manuale di questo gioco. Eppure le regole sono impresse a fuoco dentro di loro. Preferiscono ostinarsi, non fermarsi un attimo per ritrovarle, anzi, lasciano che sprofondino nell’abisso delle ferite, delle convinzioni meccaniche e limitanti. La realtà viene quindi distorta, osservata da una singola angolazione: quella più comoda, anche se di comodo non v’è niente.

Consapevolezza è accorgersi letteralmente di tutto questo, per poi ricominciare attivamente a vivere. Spesso si parla di resa. Già, perché tornare a Sé richiede sforzo, richiede umiltà, compassione e capacità di amare senza un fine. D’altra parte, non sono questi i requisiti basilari per un buon genitore? Allora impariamo ad essere genitori di noi stessi, responsabilmente, prima di ogni cosa. Ci accorgeremo che la felicità non è poi così utopica.

Nessun albero può crescere fino al paradiso se le sue radici non scendono fino all’inferno” C.G. Jung